In emergenza raramente lavori con un team stabile. Sul target ti trovi con chi c'è: l'equipaggio del tuo mezzo, quello di un secondo mezzo, l'automedica, a volte volontari che non hai mai visto. In pronto soccorso e in shock room la squadra si assembla attorno al paziente in pochi secondi, con persone di turni e reparti diversi. Questo è il tratto che definisce il teamwork in emergenza: è quasi sempre teamwork di squadre ad hoc, formate al volo e sciolte a intervento finito. Ed è, strutturalmente, la condizione più difficile in cui lavorare bene insieme. Il teamwork va distinto dalla leadership: la leadership è la dimensione verticale del guidare, il teamwork è quella orizzontale del sostenersi tra pari.
In breve
- In emergenza il teamwork è quasi sempre teamwork di team ad hoc, assemblati sul momento.
- I team ad hoc rendono meno di quelli pre-formati: in studi controllati mostrano meno RCP ininterrotta e ritardi nella defibrillazione e nell'adrenalina.
- Il mutual support — fiducia, monitoraggio reciproco, ridistribuzione del carico — è il cuore del teamwork, non un di più.
- Il followership attivo conta quanto la leadership: un buon gregario non esegue e basta, controlla e propone.
- La natura ad hoc si compensa con ruoli espliciti, briefing rapido e debrief strutturato.
Questa pagina fa parte della serie sulle Non-Technical Skills.
Teamwork non è leadership
Prima distinzione, perché si confondono di continuo. La leadership è verticale: chi dà direzione, priorità e struttura. Il teamwork è orizzontale: come i membri si coordinano, si monitorano e si sostengono a vicenda, leader incluso. Un team può avere un ottimo leader e un pessimo teamwork — persone che eseguono ordini senza guardarsi, senza coprirsi i buchi, senza segnalarsi le cose. E può, entro certi limiti, funzionare bene anche con una leadership leggera se il teamwork orizzontale è forte. Sono due competenze diverse, allenabili separatamente. Qui parliamo della seconda.
Il problema strutturale: i team ad hoc rendono meno
Questo è il dato che chi lavora in emergenza dovrebbe conoscere, perché descrive esattamente la sua condizione quotidiana. Confrontando team pre-formati e team ad hoc nella gestione di un arresto simulato, i team assemblati sul momento hanno mostrato carenze significative: tempo di RCP ininterrotta minore, prima defibrillazione e prima somministrazione di adrenalina significativamente ritardate rispetto ai team già formati. Non perché fossero meno competenti sul piano tecnico, ma perché dovevano negoziare ruoli e leadership mentre il paziente peggiorava.
Team pre-formato vs team ad hoc
PRE-FORMATO
- RCP ininterrotta ↑
- Defibrillazione rapida
- Ruoli già negoziati
AD HOC
- RCP ↓
- Defibrillazione ritardata
- Ruoli da negoziare live
La conseguenza pratica è che il teamwork, in emergenza, non è un lusso da team affiatati: è lo strumento con cui compensi lo svantaggio di partire ogni volta da zero. Più il team è improvvisato, più le competenze di squadra devono essere esplicite e allenate, perché non puoi contare su un affiatamento che non hai avuto tempo di costruire.
Mutual support: coprirsi le spalle a vicenda
Il mutual support è il nucleo del teamwork orizzontale, e ha tre facce concrete.
- Fiducia reciproca — ha un effetto misurabile sul carico: quando ti fidi del lavoro del collega non devi controllarlo né rifarlo, e questo libera energia e attenzione. Nelle testimonianze dei membri di team di rianimazione emerge chiaramente che fidarsi del collega riduce la fatica e la necessità di verificare o duplicare il suo lavoro.
- Monitoraggio reciproco — tenere un occhio anche fuori dal proprio compito, per intercettare ciò che sfugge agli altri. È il collega che nota che stai per commettere un errore e te lo dice, o che vede il parametro che tu, concentrato sul tuo task, non hai visto.
- Ridistribuzione del carico — spostare i ruoli quando qualcuno è affaticato o saturo. Chi fa compressioni si stanca e la qualità cala: un buon team ruota prima che la performance degradi, non dopo. Sostenersi significa anche riconoscere quando un compagno è al limite e alleggerirlo, senza che debba chiederlo.
Followership attivo: il gregario che pensa
Metà della letteratura parla di leadership, ma un team è fatto in gran parte di chi non guida — e il modo in cui questi seguono determina l'esito quanto il modo in cui il leader guida. Il followership attivo è l'opposto dell'esecuzione passiva: il buon gregario non aspetta ordini per pensare, monitora la situazione, esegue con precisione ma segnala quando qualcosa non torna, propone quando ha un'informazione utile, e sostiene attivamente il lavoro del leader invece di limitarsi a subirlo.
Questo richiede un ambiente in cui parlare è sicuro. Se mettere in discussione o segnalare un dubbio viene vissuto come insubordinazione, il followership collassa in esecuzione muta — e con esso la principale rete di sicurezza contro l'errore del leader. Un team in cui il più giovane può dire «capo, la satura sta scendendo» senza esitare è più sicuro di uno in cui tutti tacciono per deferenza.
Il collante: obiettivo e modello mentale condivisi
Ciò che tiene insieme un team ad hoc, in assenza di storia comune, è un obiettivo condiviso chiaro — tutti puntati sullo stesso risultato — e un modello mentale condiviso di cosa sta succedendo e dove si sta andando. Questo si costruisce con la comunicazione: call-out, closed-loop e pensare ad alta voce sono i mezzi con cui un gruppo di persone che non si conoscono inizia a funzionare come una squadra sola. Senza quel collante, il team ad hoc resta una somma di individui che lavorano vicini, non insieme.
Come si compensa la natura ad hoc
Non puoi rendere pre-formato un team che è ad hoc per natura, ma puoi ridurne lo svantaggio:
- 1Assegnare i ruoli subito ed esplicitamente — «tu vie aeree, tu compressioni, tu farmaci, io coordino». I secondi spesi a nominare i ruoli si recuperano tutti dopo.
- 2Briefing lampo quando c'è tempo — anche dieci secondi di allineamento prima di un arrivo previsto (trauma in ingresso, ROSC da gestire) valgono più di qualsiasi coordinamento improvvisato dopo.
- 3Rendere esplicito ciò che in un team affiatato sarebbe implicito — non dare per scontato che l'altro sappia cosa stai per fare: dillo.
- 4Debriefing strutturato — il debrief post-evento è raccomandato dalle linee guida di rianimazione perché costruisce, evento dopo evento, quell'affiatamento che il singolo scenario ad hoc non permette. È lì che un gruppo di colleghi che ruota sui turni diventa progressivamente una squadra migliore.
Fonti
- Hunziker et al., teamwork e leadership in rianimazione cardiopolmonare (Journal of the American College of Cardiology, 2011)
- Studio qualitativo sulle esperienze di teamwork nei team di rianimazione (PMC, 2022)
- Scoping review sulle Non-Technical Skills per team di rianimazione ad hoc (PMC, 2021)
- Revisione sulla comunicazione del team leader nei team ad hoc (BMC Health Services Research, 2025)
Questo articolo ha finalità informative e formative. I contenuti non sostituiscono i protocolli aziendali/regionali né il giudizio clinico professionale.
