Farmacologia2° anno

Farmacologia degli antibiotici: classi e meccanismi

Gli antibiotici rappresentano una delle classi farmacologiche più utilizzate nella pratica clinica e infermieristica moderna. La comprensione dei loro meccanismi d'azione, delle classi principali e delle indicazioni terapeutiche è fondamentale per garantire una somministrazione sicura, efficace e consapevole. In un contesto sanitario caratterizzato dalla crescente emergenza dell'antibiotico-resistenza, l'infermiere assume un ruolo centrale nella gestione appropriata di questi farmaci, dal rispetto degli orari di somministrazione alla sorveglianza degli effetti avversi.

1. Principi Generali della Terapia Antibiotica

Gli antibiotici sono sostanze di origine naturale, semisintetica o sintetica capaci di inibire la crescita batterica (azione batteriostatica) o di provocare la morte dei batteri (azione battericida). La distinzione tra queste due modalità d'azione è clinicamente rilevante: i farmaci battericidi, come i beta-lattamici e i fluorochinoloni, sono preferibili nelle infezioni gravi e nei pazienti immunocompromessi, mentre i batteriostatici, come le tetracicline e i macrolidi, sono sufficienti in molte infezioni non complicate.

Il concetto di spettro d'azione è essenziale per comprendere la scelta terapeutica. Si definisce antibiotico a spettro ristretto quello attivo su un numero limitato di microrganismi (es. penicillina G attiva principalmente sui Gram-positivi), mentre un antibiotico a largo spettro copre sia batteri Gram-positivi che Gram-negativi, aerobi e anaerobi (es. carbapenemici). La terapia empirica, avviata prima del risultato dell'antibiogramma, si basa sulle linee guida locali e sulla conoscenza dei patogeni più probabili in quel contesto clinico.

La farmacocinetica degli antibiotici descrive il percorso del farmaco nell'organismo: assorbimento, distribuzione, metabolismo ed escrezione (ADME). Alcuni antibiotici raggiungono concentrazioni terapeutiche solo in determinati distretti corporei — ad esempio, la nitrofurantoina si concentra prevalentemente nelle urine, rendendola indicata nelle infezioni delle vie urinarie basse ma inefficace nelle infezioni sistemiche. La farmacodinamica, invece, descrive il rapporto tra concentrazione del farmaco e attività battericida: si distinguono antibiotici concentrazione-dipendenti (es. aminoglicosidi, fluorochinoloni) e tempo-dipendenti (es. beta-lattamici, vancomicina).

La MIC (Minimum Inhibitory Concentration, Concentrazione Minima Inibente) è il parametro microbiologico che indica la concentrazione più bassa di antibiotico capace di inibire la crescita batterica visibile in vitro. La MIC è utilizzata per classificare i batteri come sensibili, intermedi o resistenti a un determinato antibiotico, secondo i criteri EUCAST (European Committee on Antimicrobial Susceptibility Testing), adottati ufficialmente anche in Italia. Conoscere questo parametro aiuta il clinico a scegliere il farmaco più appropriato e a dosarlo correttamente.

Il principio di stewardship antibiotica — ovvero la gestione consapevole e razionale degli antibiotici — è oggi riconosciuto come priorità globale dall'OMS e dal Ministero della Salute italiano. Il Piano Nazionale di Contrasto all'Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2022-2025 individua nell'infermiere un attore chiave nella prevenzione della diffusione delle resistenze, attraverso il rispetto rigoroso delle procedure di somministrazione, la corretta gestione delle colture microbiologiche e l'educazione del paziente all'aderenza terapeutica.

2. Beta-Lattamici: Penicilline, Cefalosporine, Carbapenemici e Monobattami

I beta-lattamici sono la classe di antibiotici più ampia e utilizzata al mondo. Il loro meccanismo d'azione si basa sull'inibizione della sintesi della parete cellulare batterica: si legano alle Penicillin-Binding Proteins (PBP), enzimi responsabili della transpeptidazione nella biosintesi del peptidoglicano. Poiché la parete cellulare batterica è strutturalmente assente nelle cellule umane, i beta-lattamici presentano un elevato indice terapeutico e una buona tollerabilità generale.

Le penicilline sono i capostipiti della classe. La penicillina G (benzilpenicillina) è attiva principalmente sui Gram-positivi ed è somministrata per via parenterale, mentre la penicillina V è la formulazione orale. L'amoxicillina, una aminopenicillina a spettro esteso, è tra gli antibiotici più prescritti a livello mondiale per infezioni respiratorie, urinarie e odontogene. Le penicilline protette, come amoxicillina/acido clavulanico (Augmentin®) o piperacillina/tazobactam (Tazocin®), associano l'antibiotico a un inibitore delle beta-lattamasi, ampliando lo spettro d'azione anche verso ceppi produttori di queste enzimi di resistenza.

Le cefalosporine sono suddivise in cinque generazioni con spettro progressivamente più ampio verso i Gram-negativi. La cefalexina (I generazione) è indicata per infezioni cutanee e urinarie non complicate; il cefuroxime (II generazione) copre anche Haemophilus influenzae; il ceftriaxone (III generazione) è ampiamente usato per polmoniti, meningiti e infezioni da gonococco; il cefepime (IV generazione) è attivo anche su Pseudomonas aeruginosa; il ceftarolina (V generazione) estende la copertura allo Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA). In infermieristica è fondamentale valutare l'allergia alle penicilline: la cross-reattività con le cefalosporine è stimata intorno al 1-2% per i ceppi che condividono la catena laterale.

I carbapenemici (imipenem/cilastatina, meropenem, ertapenem, doripenem) rappresentano la classe beta-lattamica con lo spettro d'azione più ampio, includendo Gram-positivi, Gram-negativi, aerobi e anaerobi. Sono riservati alle infezioni gravi da batteri multiresistenti (MDR) e costituiscono spesso l'ultima linea terapeutica per enterobatteri produttori di ESBL (Extended-Spectrum Beta-Lactamases) o KPC (Klebsiella pneumoniae carbapenemase). Il loro utilizzo è strettamente regolamentato all'interno dei programmi di stewardship antibiotica per preservarne l'efficacia.

I monobattami, rappresentati dall'aztreonam, hanno uno spettro limitato ai Gram-negativi aerobi e sono particolarmente utili nei pazienti con allergia severa alle penicilline, poiché presentano una struttura molecolare diversa con minima cross-reattività. In ambito infermieristico, la somministrazione endovenosa dei beta-lattamici richiede attenzione ai tempi di infusione: il meropenem, ad esempio, ha dimostrato maggiore efficacia farmacodinamica con infusioni prolungate (3-4 ore) rispetto alla somministrazione in bolo, in quanto ottimizza il parametro tempo>MIC.

3. Glicopeptidi, Aminoglicosidi e Polimixine: Antibiotici ad Alto Profilo di Rischio

I glicopeptidi — vancomicina e teicoplanina — agiscono inibendo la sintesi del peptidoglicano attraverso un meccanismo diverso dai beta-lattamici: si legano al terminale D-Ala-D-Ala dei precursori della parete cellulare, impedendone l'incorporazione. Sono attivi esclusivamente sui batteri Gram-positivi e rappresentano il trattamento di riferimento per le infezioni da MRSA, Enterococcus faecalis e faecium resistenti alle penicilline (VRE), e Clostridioides difficile (vancomicina per os, non assorbita sistemicamente).

La vancomicina è considerata un farmaco ad alto rischio nella pratica infermieristica per il suo ristretto indice terapeutico. Il monitoraggio terapeutico del farmaco (TDM – Therapeutic Drug Monitoring) è obbligatorio: i livelli di valle (trough) devono essere mantenuti tra 15-20 mg/L nelle infezioni gravi (endocardite, meningite, batteriemia da MRSA), secondo le linee guida ASHP/IDSA/SIDP aggiornate. Le principali tossicità sono la nefrotossicità (monitoraggio della creatinina e della diuresi) e l'ototossicità (sorveglianza di tinnito e deficit uditivo). La 'Red Man Syndrome', una reazione pseudoallergica da rilascio di istamina, si previene rallentando la velocità di infusione a non meno di 60 minuti per ogni 500 mg.

Gli aminoglicosidi (gentamicina, tobramicina, amikacina, streptomicina) agiscono legandosi irreversibilmente alla subunità ribosomale 30S batterica, causando la sintesi di proteine anomale e la morte del batterio. Sono attivi principalmente sui Gram-negativi aerobi, inclusi Pseudomonas aeruginosa, e sono spesso usati in associazione con i beta-lattamici per ottenere sinergia battericida nelle infezioni gravi. La tobramicina in aerosol è impiegata nella fibrosi cistica per il controllo dell'infezione cronica da Pseudomonas.

Il profilo di tossicità degli aminoglicosidi è il più critico tra gli antibiotici di uso comune: la nefrotossicità è dose-dipendente e reversibile, mentre l'ototossicità (cocleare e vestibolare) può essere irreversibile. Il TDM è indispensabile: per la somministrazione monosomministrazione giornaliera (once-daily dosing), si monitorano i livelli a 8, 12 o 18 ore dalla somministrazione tramite nomogrammi validati (es. Hartford Nomogram). Il personale infermieristico deve documentare accuratamente peso corporeo, valori di creatinina e clearance della creatinina prima e durante la terapia, nonché segnalare tempestivamente qualsiasi variazione della diuresi.

Le polimixine (colistina o polimixina E, e polimixina B) sono antibiotici 'di ultima risorsa', riservati ai batteri Gram-negativi pandrug-resistant (PDR) come Acinetobacter baumannii, Pseudomonas aeruginosa e Klebsiella pneumoniae resistenti a tutte le altre classi. Il loro meccanismo d'azione è detergente: si inseriscono nella membrana esterna dei Gram-negativi, destabilizzandola e causando la fuoriuscita del contenuto cellulare. La nefrotossicità è frequente e grave; l'infermiere deve garantire un'adeguata idratazione del paziente e monitorare strettamente la funzione renale durante l'intero ciclo di terapia.

4. Macrolidi, Tetracicline, Cloramfenicolo e Lincosamidi: Inibitori della Sintesi Proteica

I macrolidi (eritromicina, claritromicina, azitromicina, roxitromicina) esercitano un'azione batteriostatica legandosi reversibilmente alla subunità ribosomale 50S batterica, inibendo la traslocazione del peptide nascente. Hanno uno spettro d'azione che copre Gram-positivi, microrganismi atipici (Mycoplasma pneumoniae, Chlamydia pneumoniae, Legionella pneumophila) e alcuni Gram-negativi. Sono farmaci di prima scelta nella polmonite acquisita in comunità (CAP) in pazienti ambulatoriali e nelle infezioni respiratorie da microrganismi atipici, nonché nell'allergia alle penicilline.

L'azitromicina è il macrolide più utilizzato nella pratica clinica per la sua emivita prolungata (fino a 68 ore), che consente cicli terapeutici brevi (3-5 giorni) con dose unica giornaliera. Una proprietà peculiare dei macrolidi è la loro concentrazione intracellulare molto elevata, rendendoli ideali per patogeni intracellulari. Dal punto di vista della sicurezza, i macrolidi prolungano l'intervallo QT: l'infermiere deve monitorare l'ECG di base e segnalare eventuali alterazioni del ritmo cardiaco, specialmente nei pazienti anziani o in politerapia con altri farmaci QT-prolunganti.

Le tetracicline (doxiciclina, minociclina, tigeciclina) si legano alla subunità 30S ribosomale, impedendo il legame dell'aminoacil-tRNA al sito A del ribosoma. Hanno uno spettro molto ampio, includendo batteri Gram-positivi e negativi, microrganismi atipici, spirochete (Borrelia burgdorferi nella malattia di Lyme), Rickettsia e protozoi. La doxiciclina è il farmaco di scelta per la malattia di Lyme, le infezioni da Chlamydia trachomatis, il cólera e la profilassi antimalarica. La tigeciclina è una glicilciclina di nuova generazione attiva anche su MRSA e batteri ESBL-produttori.

L'assorbimento delle tetracicline è significativamente ridotto dalla contemporanea assunzione di latte, latticini, antiacidi contenenti calcio, magnesio o alluminio, e integratori di ferro: l'infermiere deve istruire il paziente a rispettare un intervallo di almeno 2 ore tra l'antibiotico e questi alimenti o farmaci. Le tetracicline sono controindicate in gravidanza e nei bambini sotto gli 8 anni per il rischio di chelazione con il calcio nelle ossa e nei denti in formazione, con conseguente discromia e alterazioni dello sviluppo dentale.

Le lincosamidi (clindamicina) agiscono sulla subunità 50S ribosomale con meccanismo simile ai macrolidi, ma con struttura chimica diversa. La clindamicina è attiva su Gram-positivi (incluso MRSA in alcune situazioni), anaerobi (Bacteroides fragilis, Peptostreptococcus) ed è indicata nelle infezioni cutanee, dei tessuti molli, infezioni addominali e polmoniti da aspirazione. Il principale rischio della terapia con clindamicina è la colite pseudomembranosa da Clostridioides difficile: l'infermiere deve sorvegliare attentamente la comparsa di diarrea, febbre e dolore addominale durante e dopo la terapia, raccogliendo tempestivamente campioni fecali per la ricerca delle tossine di C. difficile.

5. Fluorochinoloni e Sulfonamidi: Inibitori della Sintesi degli Acidi Nucleici

I fluorochinoloni (ciprofloxacina, levofloxacina, moxifloxacina, norfloxacina) sono antibiotici battericidi concentrazione-dipendenti che inibiscono due enzimi batterici essenziali per la replicazione del DNA: la DNA girasi (topoisomerasi II) e la topoisomerasi IV. Bloccando questi enzimi, impediscono lo svolgimento e la risintesi del DNA batterico, causando la morte cellulare. Hanno uno spettro molto ampio (Gram-positivi, Gram-negativi, atipici, micobatteri) e un'eccellente biodisponibilità orale, con livelli plasmatici paragonabili alla via endovenosa.

La levofloxacina e la moxifloxacina, definite 'fluorochinoloni respiratori', hanno maggiore attività antipneumococcica rispetto alla ciprofloxacina e sono indicate come alternativa nelle polmoniti acquisite in comunità gravi o in pazienti con fattori di rischio. La ciprofloxacina è il fluorochinolone di riferimento per le infezioni da Pseudomonas aeruginosa, le infezioni urinarie complicate e le infezioni intestinali da salmonella, shigella e campylobacter. I fluorochinoloni penetrano bene in tutti i tessuti, incluso il sistema nervoso centrale, il tessuto osseo e la prostata.

Il profilo di sicurezza dei fluorochinoloni ha subito una revisione critica da parte dell'EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) nel 2019, che ha imposto restrizioni d'uso e nuovi avvertimenti. Le principali reazioni avverse includono: tendinite e rottura del tendine d'Achille (soprattutto nei pazienti anziani e in terapia con corticosteroidi), neuropatia periferica, effetti sul sistema nervoso centrale (convulsioni, stato confusionale, insonnia), prolungamento del QT e, raramente, distacco della retina. L'infermiere deve istruire i pazienti a segnalare immediatamente dolore, gonfiore o infiammazione tendinea e a sospendere l'attività fisica intensa durante la terapia.

Le sulfonamidi e il trimetoprim agiscono sinergicamente bloccando due fasi consecutive della sintesi dei folati batterici: il trimetoprim inibisce la diidrofolato reduttasi, mentre le sulfonamidi inibiscono la diidropteroato sintetasi. La combinazione trimetoprim/sulfametossazolo (TMP-SMX, cotrimossazolo, Bactrim®) è un farmaco a spettro ampio, attivo su numerosi Gram-positivi e negativi, Pneumocystis jirovecii (nella profilassi e trattamento della polmonite da PCP nei pazienti HIV positivi o immunocompromessi) e Toxoplasma gondii. È il farmaco di scelta per le infezioni urinarie non complicate causate da E. coli suscettibile.

L'uso del cotrimossazolo richiede attenzione a diverse interazioni farmacologiche rilevanti in clinica: potenzia l'effetto anticoagulante del warfarin (inibizione del metabolismo epatico), può causare iperkaliemia in associazione con ACE-inibitori o sartani, e può aumentare la nefrotossicità della ciclosporina nei pazienti trapiantati. Le reazioni avverse più comuni includono rash cutaneo, fotosensibilità, nausea e, in rari casi gravi, sindrome di Stevens-Johnson. È controindicato nel terzo trimestre di gravidanza per il rischio di kernittero nel neonato e nei pazienti con deficit di G6PD per il rischio di anemia emolitica.

6. Resistenza Antibiotica e Ruolo Infermieristico nella Stewardship

L'antibiotico-resistenza rappresenta una delle maggiori emergenze sanitarie globali del XXI secolo. Secondo il rapporto OMS 2023, ogni anno nel mondo si registrano oltre 1,27 milioni di decessi direttamente attribuibili alle infezioni da batteri resistenti. In Europa, l'ECDC (Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie) stima circa 35.000 morti annue per questa causa, con l'Italia che si colloca tra i Paesi con i tassi più elevati di resistenza, in particolare per MRSA, ESBL e KPC. Il Piano Nazionale di Contrasto all'Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2022-2025 del Ministero della Salute italiano delinea strategie multilivello che coinvolgono attivamente il personale infermieristico.

I principali meccanismi di resistenza batterica acquisita comprendono: la produzione di enzimi inattivanti (beta-lattamasi, aminoglicosidasi), la modificazione del sito bersaglio (alterazione delle PBP in MRSA, mutazioni della girasi nei fluorochinoloni-resistenti), la riduzione della permeabilità di membrana (perdita di porine nei Gram-negativi), e l'attivazione di pompe di efflusso che espellono attivamente l'antibiotico dalla cellula batterica. La resistenza può essere intrinseca (geneticamente determinata, come la resistenza naturale dei Gram-negativi alla vancomicina) o acquisita per mutazione o trasferimento genico orizzontale (plasmidi, trasposoni).

La prevenzione della diffusione della resistenza antibiotica in ospedale si basa su pilastri fondamentali che l'infermiere presidia quotidianamente. L'igiene delle mani con soluzione alcolica o lavaggio con acqua e sapone è la misura più efficace per interrompere la trasmissione dei patogeni resistenti, come documentato dalle linee guida OMS 'Save Lives: Clean Your Hands'. Le precauzioni da contatto (guanti, camice, mascherina) devono essere adottate con tutti i pazienti colonizzati o infetti da microrganismi multidrug-resistant (MDR), e devono essere mantenute per l'intera durata del ricovero fino alla negativizzazione dei tamponi di sorveglianza.

Il ruolo dell'infermiere nella raccolta delle emocolture e degli altri campioni microbiologici è critico per orientare correttamente la terapia antibiotica. Le emocolture devono essere prelevate idealmente prima dell'inizio della terapia antibiotica, preferibilmente durante i picchi febbrili, raccogliendo due set (da due siti di venipuntura diversi) per aumentare la sensibilità diagnostica. La corretta tecnica di raccolta — disinfezione accurata della cute con clorexidina alcolica, rispetto dei tempi di attesa, volume adeguato di sangue (8-10 ml per flacone negli adulti) e trasporto immediato in laboratorio — è essenziale per evitare falsi negativi o contaminazioni che porterebbero a terapie antibiotiche non necessarie.

L'educazione terapeutica del paziente e dei caregiver rappresenta un'azione infermieristica fondamentale nella lotta all'antibiotico-resistenza. L'infermiere deve spiegare l'importanza di completare l'intero ciclo di terapia prescritta anche dopo la risoluzione dei sintomi, sottolineando che l'interruzione precoce favorisce la selezione di ceppi resistenti. Deve inoltre scoraggiare l'autoprescrizione di antibiotici, lo scambio di farmaci tra familiari e la conservazione di antibiotici avanzati. Secondo le linee guida FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche), l'infermiere ha la responsabilità deontologica di promuovere l'uso appropriato dei farmaci e di segnalare al medico qualsiasi dubbio sulla pertinenza della terapia antibiotica prescritta.

Punti chiave per il nursing

  • VERIFICA ALLERGIE PRIMA DI OGNI SOMMINISTRAZIONE: interrogare sempre il paziente su allergie documentate ai beta-lattamici (penicilline, cefalosporine) e annotarle in cartella. In caso di allergia grave (anafilassi), non somministrare senza consulto medico e tenere pronto il kit di emergenza (adrenalina, corticosteroidi, antistaminici).
  • RISPETTA I TEMPI E LE MODALITÀ DI INFUSIONE EV: la vancomicina va infusa in almeno 60 minuti per 500 mg (prevenzione Red Man Syndrome); i carbapenemici in infusione prolungata (3-4h) ottimizzano l'efficacia farmacodinamica; gli aminoglicosidi in dose unica giornaliera riducono la nefrotossicità. Non somministrare mai in bolo farmaci privi di indicazione specifica.
  • EFFETTUA IL TDM CORRETTAMENTE: per vancomicina e aminoglicosidi, preleva il campione di sangue per il dosaggio plasmatico ai tempi esatti indicati (valle per vancomicina; a 8/12/18h per aminoglicosidi monosomministrazione). Documenta precisamente l'ora di somministrazione e l'ora del prelievo per garantire l'interpretabilità del risultato.
  • MONITORA LA FUNZIONE RENALE E LA DIURESI: per tutti gli antibiotici nefrotossici (aminoglicosidi, vancomicina, polimixine, cotrimossazolo), registra la diuresi ogni 8 ore, controlla giornalmente creatinina e azotemia, segnala tempestivamente al medico qualsiasi riduzione della diuresi (<0,5 ml/kg/h) o aumento della creatinina ≥0,3 mg/dl rispetto al basale.
  • RACCOGLI I CAMPIONI MICROBIOLOGICI PRIMA DELL'ANTIBIOTICO: le emocolture (2 set da siti diversi, 8-10 ml/flacone), urinocolture, tamponi e campioni biologici devono essere raccolti prima della prima dose di antibiotico quando possibile. In caso di sepsi, le prime dosi di antibiotico possono essere somministrate subito dopo, senza ritardare la terapia oltre 1 ora.
  • EDUCA IL PAZIENTE AL COMPLETAMENTO DEL CICLO: istruisci il paziente a non interrompere la terapia al miglioramento dei sintomi, a non cedere o conservare antibiotici avanzati, e a non assumere antibiotici senza prescrizione medica. Fornisci informazioni sugli effetti collaterali attesi (diarrea, disturbi gastrointestinali) e su quelli da segnalare urgentemente (rash cutaneo, dispnea, dolore tendineo).
  • GESTISCI LE INTERAZIONI FARMACOLOGICHE PIÙ COMUNI: segnala al medico se il paziente assume warfarin con cotrimossazolo o metronidazolo (aumentato rischio emorragico), o se sta ricevendo altri farmaci QT-prolunganti insieme a macrolidi o fluorochinoloni. Verifica sempre le compatibilità in soluzione prima di infondere antibiotici in Y con altri farmaci EV.
  • APPLICA LE PRECAUZIONI DA CONTATTO PER I PATOGENI MDR: per pazienti con MRSA, VRE, KPC, C. difficile e altri MDR, indossa sempre guanti e camice prima di entrare nella stanza, esegui l'igiene delle mani con soluzione alcolica all'ingresso e all'uscita, e assicurati che le attrezzature dedicate (sfigmomanometro, saturimetro) non vengano condivise con altri pazienti.

Fonti e bibliografia

  • Smeltzer S.C., Bare B.G., Hinkle J.L., Cheever K.H.Brunner & Suddarth - Infermieristica Medico-Chirurgica (14ª edizione italiana), Casa Editrice Ambrosiana (CEA), Milano (2022)
  • Katzung B.G., Trevor A.J.Farmacologia Generale e Clinica (11ª edizione italiana), Piccin Nuova Libraria, Padova (2021)
  • Ministero della Salute - Direzione Generale della Prevenzione SanitariaPiano Nazionale di Contrasto dell'Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2022-2025, Ministero della Salute, Roma (2022)
  • World Health Organization (WHO)Global Action Plan on Antimicrobial Resistance, World Health Organization, Geneva (2023)
  • FNOPI - Federazione Nazionale Ordini Professioni InfermieristicheCodice Deontologico dell'Infermiere 2019 con Commento, FNOPI, Roma (2019)
  • Rybak M.J., Le J., Lodise T.P., Levine D.P., Bradley J.S. et al.Therapeutic Monitoring of Vancomycin for Serious Methicillin-Resistant Staphylococcus aureus Infections: A Revised Consensus Guideline and Review by ASHP, IDSA, and SIDP, American Journal of Health-System Pharmacy, Oxford University Press (2020)

Questa guida ha finalità didattiche. I contenuti non sostituiscono le linee guida aziendali né il giudizio clinico professionale.