Patologia2° anno

BPCO e asma bronchiale

La BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva) e l'asma bronchiale rappresentano le due principali malattie respiratorie croniche ostruttive di rilevanza globale, con un impatto significativo sulla qualità di vita dei pazienti e un elevato carico assistenziale per il sistema sanitario. L'infermiere svolge un ruolo centrale nella gestione di queste patologie, dall'educazione terapeutica al monitoraggio clinico, dalla gestione delle riacutizzazioni alla promozione dell'aderenza terapeutica. Una solida comprensione fisiopatologica, diagnostica e terapeutica è indispensabile per garantire un'assistenza infermieristica sicura, efficace e basata sulle migliori evidenze disponibili.

1. Definizioni, Epidemiologia e Fisiopatologia

La BPCO è definita dalle linee guida GOLD (Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease, 2024) come una malattia eterogenea del polmone caratterizzata da sintomi respiratori cronici (dispnea, tosse, espettorato, riacutizzazioni) dovuti ad anomalie delle vie aeree (bronchite, bronchiolite) e/o degli alveoli (enfisema) che causano un'ostruzione persistente, spesso progressiva, al flusso aereo. È una patologia cronica, prevenibile e trattabile, ma non completamente reversibile.

L'asma bronchiale è invece definita dalla GINA (Global Initiative for Asthma, 2024) come una malattia eterogenea, caratterizzata da infiammazione cronica delle vie aeree, con storia di sintomi respiratori variabili come respiro sibilante (wheezing), dispnea, costrizione toracica e tosse, che variano nel tempo e in intensità, associati a una limitazione variabile e spesso reversibile del flusso aereo espiratorio. La distinzione tra BPCO e asma è clinicamente cruciale, benché possano coesistere (overlap syndrome, ACO – Asthma-COPD Overlap).

Dal punto di vista epidemiologico, la BPCO colpisce circa il 10-12% della popolazione adulta mondiale e rappresenta la terza causa di morte a livello globale secondo l'OMS. In Italia, si stimano oltre 3 milioni di persone affette, con una netta prevalenza nel sesso maschile e nelle fasce d'età oltre i 40 anni, sebbene il gap di genere stia progressivamente riducendosi per l'aumento del tabagismo femminile. L'asma bronchiale interessa il 5-10% della popolazione mondiale, con picchi di prevalenza nei bambini e nei giovani adulti, e una mortalità significativa soprattutto nei paesi a basso reddito.

La fisiopatologia della BPCO si basa su tre processi principali e interconnessi: l'infiammazione cronica delle vie aeree (mediata prevalentemente da neutrofili, macrofagi e linfociti CD8+), la distruzione del parenchima alveolare (enfisema, con perdita della superficie di scambio gassoso e riduzione del ritorno elastico) e il rimodellamento delle piccole vie aeree (bronchiolite ostruttiva, con ispessimento della parete bronchiale e ipersecrezione mucosa). Il risultato è un'ostruzione irreversibile al flusso espiratorio, con intrappolamento d'aria, iperinflazione polmonare e progressiva insufficienza respiratoria.

Nell'asma, la fisiopatologia è dominata dall'infiammazione eosinofilica (nel fenotipo allergico-T2-high) o neutrofilica (nel fenotipo non-allergico), dall'iperreattività bronchiale e dal broncospasmo reversibile. L'esposizione ad allergeni, irritanti, esercizio fisico, infezioni o stress emotivi scatena una risposta infiammatoria acuta con broncocostrizione, edema della mucosa e ipersecrezione di muco. Nel tempo, il rimodellamento bronchiale può portare a una componente fissa di ostruzione, rendendo la distinzione con BPCO più complessa.

2. Fattori di Rischio, Diagnosi e Classificazione

Il principale fattore di rischio per la BPCO è il fumo di tabacco, responsabile di circa l'85% dei casi. Altri fattori includono l'esposizione professionale a polveri, fumi e agenti chimici (minatori, saldatori, agricoltori), l'inquinamento atmosferico indoor e outdoor, le infezioni respiratorie ricorrenti nell'infanzia, la prematurità e la crescita polmonare ridotta, e – in una minoranza di casi – il deficit genetico di alfa-1 antitripsina (causa di enfisema in soggetti giovani non fumatori). Per l'asma, i principali fattori di rischio comprendono la predisposizione genetica/atopica, l'esposizione ad allergeni (acari, pollini, muffe, peli d'animale), l'inquinamento atmosferico, le infezioni virali respiratorie precoci e l'obesità.

La diagnosi di BPCO è essenzialmente spirometrica: il criterio diagnostico fondamentale è un rapporto FEV1/FVC (VEMS/CVF) < 0,70 post-broncodilatatore, in presenza di sintomi compatibili e fattori di rischio. La spirometria è pertanto l'esame gold standard e la sua esecuzione corretta richiede la collaborazione attiva del paziente. L'infermiere può svolgere un ruolo educativo fondamentale nella preparazione al test (sospensione dei broncodilatatori, evitare fumo e pasti abbondanti). La classificazione GOLD suddivide la gravità dell'ostruzione in 4 stadi (GOLD 1-4) in base al valore di FEV1 post-broncodilatatore (% del teorico): ≥80% (GOLD 1, lieve), 50-79% (GOLD 2, moderata), 30-49% (GOLD 3, grave), <30% (GOLD 4, molto grave).

La stadiazione GOLD integra anche la valutazione sintomatologica (scala mMRC per la dispnea o questionario CAT – COPD Assessment Test) e la storia di riacutizzazioni, classificando i pazienti in gruppi A, B ed E. Il gruppo E identifica i pazienti con storia di riacutizzazioni frequenti (≥2/anno o ≥1 con ospedalizzazione), che richiedono una strategia terapeutica più aggressiva. Questa classificazione multidimensionale è fondamentale per impostare un piano terapeutico personalizzato.

Per l'asma, la diagnosi si basa sulla storia clinica (sintomi variabili, trigger, risposta ai broncodilatatori), sulla spirometria (che può mostrare ostruzione reversibile: incremento FEV1 ≥12% e ≥200 mL dopo broncodilatatore) e su test di broncoreversibilità o di iperreattività bronchiale (test alla metacolina). Secondo le linee guida GINA 2024, la gravità dell'asma viene classificata in lieve intermittente, lieve persistente, moderata persistente e grave persistente, in base alla frequenza dei sintomi, delle riacutizzazioni, al FEV1 e alla variabilità del picco di flusso espiratorio (PEF). La misurazione del PEF con il peak flow meter è uno strumento accessibile e fondamentale per il monitoraggio domiciliare.

In presenza di caratteristiche miste di BPCO e asma (ACO – Asthma-COPD Overlap), la diagnosi differenziale deve essere approfondita con una valutazione specialistica pneumologica. Elementi che orientano verso BPCO includono: esordio in età adulta-anziana, storia di fumo importante, ostruzione non completamente reversibile, sintomi persistenti. Elementi che orientano verso asma: esordio in età giovane, atopia, variabilità sintomatologica, risposta completa ai broncodilatatori e ai corticosteroidi. L'infermiere deve saper raccogliere un'anamnesi accurata e documentare correttamente tutti questi elementi nella cartella infermieristica.

3. Quadro Clinico, Complicanze e Riacutizzazioni

La presentazione clinica della BPCO è dominata dalla triade dispnea da sforzo progressiva, tosse cronica produttiva ed espettorazione. La dispnea, inizialmente comparsa solo sotto sforzo, tende nel tempo a presentarsi anche a riposo nelle fasi avanzate. I pazienti con BPCO possono presentare anche sibili espiratori, prolungamento della fase espiratoria, utilizzo dei muscoli accessori della respirazione, posizione assisa con appoggio delle braccia (tripode), e – nei casi gravi – cianosi centrale, edemi declivi (da cuore polmonare), segni di cachessia e riduzione della tolleranza all'esercizio.

L'asma bronchiale si manifesta tipicamente con episodi parossistici di broncospasmo caratterizzati da dispnea, tosse (spesso notturna o al mattino presto), senso di costrizione toracica e wheezing. Gli attacchi possono essere scatenati da numerosi trigger (allergeni, sforzo fisico, aria fredda, infezioni, FANS, beta-bloccanti, stress emotivo). Tra un episodio e l'altro, il paziente può essere completamente asintomatico, soprattutto nelle forme lievi. Nelle forme persistenti moderate-gravi, i sintomi sono più continui e la funzionalità respiratoria è stabilmente compromessa.

Le complicanze croniche della BPCO includono: insufficienza respiratoria cronica (ipossiemica e/o ipercapnica), cuore polmonare cronico (cor pulmonale) con ipertensione polmonare e scompenso cardiaco destro, cachessia e perdita di massa muscolare (sarcopenia), osteoporosi da uso cronico di corticosteroidi sistemici, depressione e ansia, e aumentato rischio cardiovascolare. Il cancro del polmone rappresenta la principale causa di morte nei pazienti con BPCO lieve-moderata. L'infermiere deve saper riconoscere precocemente i segni di deterioramento clinico: incremento della dispnea basale, cianosi, alterazione dello stato di coscienza, edemi agli arti inferiori, riduzione della diuresi.

Le riacutizzazioni di BPCO (AECOPD – Acute Exacerbations of COPD) sono definite come peggioramenti acuti dei sintomi respiratori che richiedono una modifica della terapia. Sono la principale causa di ospedalizzazione e di deterioramento della qualità di vita dei pazienti BPCO. Le cause più frequenti sono le infezioni respiratorie (virali nel 50-70% dei casi: Rhinovirus, Influenzavirus; batteriche: Haemophilus influenzae, Streptococcus pneumoniae, Moraxella catarrhalis) e l'inquinamento atmosferico. Clinicamente si manifestano con aumento della dispnea, incremento di volume e purulenza dell'espettorato, e talvolta febbre, alterazione della saturazione d'ossigeno e confusione mentale nei casi gravi.

Lo stato asmatico (status asthmaticus) rappresenta la principale emergenza nell'asma: un attacco grave e prolungato che non risponde alla terapia broncodilatatrice standard. I criteri di gravità che richiedono ricovero immediato includono: SpO2 < 92%, frequenza respiratoria > 25 atti/min, frequenza cardiaca > 110 bpm, incapacità a completare frasi, uso dei muscoli accessori, PEF < 50% del teorico. Il paziente va posizionato seduto, monitorato continuamente, e si deve allertare immediatamente il team medico per la gestione d'emergenza. L'infermiere deve essere preparato alla gestione della ventilazione non invasiva (NIV) e alla possibilità di intubazione.

4. Trattamento Farmacologico e Non Farmacologico

Il trattamento farmacologico della BPCO stabile si basa sull'utilizzo di broncodilatatori inalatori come cardine terapeutico. I beta2-agonisti a lunga durata d'azione (LABA: formoterolo, salmeterolo, indacaterolo) e gli anticolinergici a lunga durata d'azione (LAMA: tiotropio, glicopirronio, umeclidinio) sono i farmaci di prima linea nelle forme moderato-gravi, spesso in combinazione (LABA+LAMA). La triplice terapia (LABA+LAMA+ICS – corticosteroide inalatorio) è indicata nei pazienti con fenotipo eosinofilico e/o storia di riacutizzazioni frequenti. La roflumilast (inibitore della fosfodiesterasi-4) è un'opzione aggiuntiva nei pazienti con FEV1 < 50% e riacutizzazioni frequenti.

Nell'asma, la terapia si articola tra farmaci di controllo (controller) e farmaci di sollievo (reliever). I corticosteroidi inalatori (ICS: beclometasone, fluticasone, budesonide) sono il cardine del trattamento di controllo a tutti i livelli di gravità, mentre i LABA vengono aggiunti come seconda linea nelle forme persistenti moderate-gravi. I beta2-agonisti a breve durata d'azione (SABA: salbutamolo, terbutalina) restano i farmaci di prima scelta per il sollievo dei sintomi acuti. Le linee guida GINA 2024 raccomandano l'utilizzo di ICS a basso dosaggio anche come terapia al bisogno (ICS/formoterolo in unica inalazione) per ridurre il rischio di riacutizzazioni gravi e la dipendenza dai SABA.

L'ossigenoterapia a lungo termine (LTOT) è indicata nei pazienti con BPCO grave e insufficienza respiratoria cronica con PaO2 ≤ 55 mmHg (o ≤ 60 mmHg in presenza di poliglobulia, cuore polmonare, ipertensione polmonare) per almeno 15-16 ore al giorno. L'obiettivo è mantenere SpO2 ≥ 90%. L'infermiere deve educare il paziente all'uso corretto dei sistemi di erogazione (concentratori, bombole), ai rischi dell'iperosia nei pazienti ipercapnici (in cui la vasocostrizione ipossica e l'effetto Haldane possono peggiorare l'ipercapnia), e alle norme di sicurezza domestica.

La riabilitazione polmonare è un intervento non farmacologico fondamentale, raccomandato da GOLD e GINA per tutti i pazienti con BPCO moderata-grave. Comprende esercizio fisico aerobico e di rafforzamento muscolare, educazione terapeutica, supporto nutrizionale e psicologico. Ha dimostrato di ridurre la dispnea, migliorare la tolleranza allo sforzo e la qualità di vita, e ridurre le ospedalizzazioni. L'infermiere è un membro attivo del team multidisciplinare di riabilitazione, con un ruolo chiave nell'educazione al corretto utilizzo degli inalatori, nella gestione dell'ansia e nel supporto motivazionale.

La cessazione dal fumo è l'intervento più efficace per rallentare la progressione della BPCO e ridurre il rischio di esacerbazioni. L'infermiere deve applicare il protocollo delle 5A (Ask – Advise – Assess – Assist – Arrange) in ogni contatto con il paziente fumatore, offrendo supporto motivazionale e informando sulle terapie disponibili (terapia sostitutiva con nicotina, vareniclina, bupropione). La vaccinazione antinfluenzale annuale e la vaccinazione antipneumococcica sono raccomandate per tutti i pazienti con BPCO e asma, in quanto le infezioni respiratorie sono il principale trigger di riacutizzazioni.

5. Gestione Infermieristica: Valutazione, Pianificazione e Interventi

La valutazione infermieristica del paziente con BPCO o asma deve essere sistematica e multidimensionale. Include l'anamnesi infermieristica (storia del fumo in pack-year, esposizioni professionali, trigger noti, terapia farmacologica in atto, aderenza, tecnica inalatoria, storia di riacutizzazioni e ospedalizzazioni), la valutazione dei parametri vitali (frequenza respiratoria, SpO2, frequenza cardiaca, pressione arteriosa, temperatura), l'ispezione del torace (morfologia a botte nell'enfisema, uso dei muscoli accessori, rientramenti intercostali), l'auscultazione (riduzione del murmure vescicolare, prolungamento dell'espirio, sibili, ronchi, crepitii) e la valutazione della dispnea (scala MRC o scala numerica NRS).

I principali diagnosi infermieristiche (NANDA-I) applicabili a questi pazienti includono: Inefficace liberazione delle vie aeree (ostruzione bronchiale, ipersecrezione), Scambio di gas compromesso (alterazione del rapporto ventilazione-perfusione, ipossiemia), Intolleranza all'attività (dispnea da sforzo, decondizionamento), Deficit di conoscenze (gestione della malattia cronica, uso degli inalatori, riconoscimento delle riacutizzazioni), Ansia correlata alla dispnea e alla malattia cronica, e Rischio di infezione (per immunodepressione da steroidi, accumulo di secrezioni). Ogni diagnosi deve essere accompagnata da obiettivi misurabili e interventi specifici.

Gli interventi infermieristici per la gestione delle secrezioni bronchiali comprendono: incoraggiare l'idratazione adeguata (almeno 1,5-2 L/die se non controindicato) per fluidificare le secrezioni, insegnare e applicare le tecniche di drenaggio posturale e di igiene bronchiale (tosse assistita, huff coughing – tecnica dell'espirazione forzata), utilizzare dispositivi per la clearance mucociliare (PEP mask, Flutter, Acapella) secondo prescrizione, garantire l'umidificazione dell'ossigeno erogato, e somministrare i broncodilatatori per via inalatoria prima delle sessioni di fisioterapia respiratoria per massimizzarne l'efficacia.

La corretta tecnica inalatoria è uno degli obiettivi educativi più importanti nella gestione dell'asma e della BPCO. Gli errori di tecnica sono estremamente comuni (fino al 70-80% dei pazienti) e riducono significativamente l'efficacia della terapia. L'infermiere deve valutare la tecnica inalatoria ad ogni contatto, istruire il paziente con dimostrazione pratica e ri-dimostrazione da parte del paziente, e scegliere il dispositivo più adatto alle caratteristiche del paziente (inalatore pressurizzato pMDI, inalatore a polvere secca DPI, nebulizzatore). I punti critici per i pMDI sono: agitare il dispositivo, espirare completamente prima dell'inalazione, coordinare l'attivazione con l'inalazione lenta e profonda, e trattenere il respiro 10 secondi. I DPI richiedono invece un'inspirazione rapida e vigorosa.

Nel paziente con riacutizzazione di BPCO o con crisi asmatica acuta, gli interventi infermieristici prioritari sono: posizionare il paziente in posizione semiseduta o seduta con appoggio degli avambracci (posizione tripode), somministrare ossigeno secondo prescrizione medica mirando a SpO2 88-92% nella BPCO (per evitare la soppressione dello stimolo ipossico nei pazienti ipercapnici) o SpO2 ≥ 95% nell'asma, monitorare continuamente i parametri vitali e la SpO2, somministrare i broncodilatatori nebulizzati o inalatori (salbutamolo, ipratropio) secondo protocollo, allertare il medico in caso di peggioramento, preparare e assistere nella gestione della NIV (CPAP, BiPAP), e ridurre l'ansia con interventi comunicativi e di supporto emotivo.

6. Educazione Terapeutica, Autogestione e Continuità Assistenziale

L'educazione terapeutica del paziente (ETP) è un processo sistematico e strutturato finalizzato a trasferire al paziente e ai suoi caregiver le competenze necessarie per gestire autonomamente la malattia cronica nel quotidiano. Per i pazienti con BPCO e asma, i contenuti fondamentali dell'ETP includono: comprensione della malattia e dei suoi meccanismi, riconoscimento dei sintomi di allarme e delle riacutizzazioni precoci, corretto utilizzo dei farmaci inalatori e rispetto degli orari di somministrazione, tecniche di igiene bronchiale, gestione dell'ossigenoterapia domiciliare, importanza dell'attività fisica regolare adattata, e strategie di prevenzione delle infezioni respiratorie.

Il piano di azione scritto (written action plan) è uno strumento fondamentale raccomandato sia da GINA per l'asma che da GOLD per la BPCO. Si tratta di un documento personalizzato che indica al paziente come modificare la terapia in risposta ai cambiamenti sintomatologici (zona verde-gialla-rossa nel piano asmatico basato sul PEF; classificazione dei gradi di peggioramento nella BPCO). L'infermiere collabora con il medico nella elaborazione e nella consegna del piano d'azione, e verifica che il paziente abbia compreso correttamente le indicazioni attraverso la tecnica del teach-back (re-insegnamento).

La misurazione domiciliare del picco di flusso espiratorio (PEF) con il peak flow meter è raccomandata per i pazienti con asma moderata-grave. L'infermiere deve istruire il paziente alla corretta esecuzione della manovra (in piedi, espirare completamente, afferrare saldamente il peak flow meter, inspirazione massimale e poi espirazione il più forte e veloce possibile, ripetere 3 volte e registrare il valore massimo), alla registrazione sistematica su un diario, e all'interpretazione dei valori in relazione al proprio PEF personale migliore. Valori < 80% del migliore personale indicano un peggioramento che richiede l'adeguamento terapeutico secondo il piano d'azione.

La continuità assistenziale e la gestione integrata tra ospedale e territorio sono elementi cruciali per il paziente con BPCO o asma grave. Alla dimissione ospedaliera dopo una riacutizzazione, l'infermiere deve assicurarsi che il paziente disponga di una terapia scritta e comprensibile, abbia le competenze per gestirsi a domicilio, e abbia un follow-up programmato entro 30 giorni con il medico di medicina generale o il pneumologo. Il coinvolgimento del caregiver familiare è essenziale, soprattutto per i pazienti anziani, con deficit cognitivi o con scarsa autonomia funzionale. L'infermiere di famiglia e comunità svolge un ruolo chiave nel monitoraggio e nel supporto domiciliare.

La qualità di vita e la dimensione psicosociale della malattia cronica respiratoria non devono mai essere sottovalutate. Ansia e depressione sono presenti in oltre il 40% dei pazienti con BPCO grave e negli asmatici con scarso controllo della malattia, e sono associate a peggior prognosi, maggiore utilizzo delle risorse sanitarie e ridotta aderenza terapeutica. L'infermiere deve saper riconoscere i segni di disagio psicologico, utilizzare strumenti di screening validati (es. PHQ-2/PHQ-9 per la depressione, GAD-2 per l'ansia), e attivare percorsi di supporto psicologico o di counseling. Il supporto dei gruppi di auto-aiuto e delle associazioni di pazienti (es. FEDERASMA, AIPONET) può rappresentare una risorsa preziosa.

Punti chiave per il nursing

  • Monitorare sistematicamente FR, SpO2 e segni di lavoro respiratorio aumentato (uso dei muscoli accessori, rientramenti intercostali, posizione tripode) in ogni valutazione del paziente con BPCO o asma: deterioramenti precoci rilevati tempestivamente salvano vite.
  • Nella BPCO con insufficienza respiratoria cronica, somministrare ossigeno puntando a SpO2 88-92% (NON ≥ 95%): la somministrazione non controllata di O2 può sopprimere il drive respiratorio ipossico e peggiorare l'ipercapnia (effetto Haldane + riduzione vasocostrizione ipossica).
  • Valutare e correggere la tecnica inalatoria ad ogni contatto terapeutico: utilizzare la dimostrazione pratica e il teach-back. Fino all'80% dei pazienti commette errori critici che rendono la terapia inefficace; scegliere il dispositivo inalatorio più adatto alle capacità cognitive e motorie del singolo paziente.
  • Applicare il protocollo delle 5A (Ask, Advise, Assess, Assist, Arrange) per la cessazione del fumo ad ogni occasione: la sospensione dal fumo è l'intervento singolo più efficace nel modificare la storia naturale della BPCO e nel migliorare il controllo dell'asma.
  • Insegnare al paziente asmatico l'uso del peak flow meter e l'interpretazione del piano d'azione personalizzato (zone verde/gialla/rossa): il monitoraggio domiciliare del PEF permette di intervenire precocemente prima che la riacutizzazione diventi grave.
  • In caso di crisi asmatica acuta grave (SpO2 < 92%, FR > 25/min, FC > 110 bpm, impossibilità a parlare, PEF < 50%): posizionare il paziente seduto, somministrare O2 per portare SpO2 ≥ 95%, somministrare immediatamente SABA nebulizzato, allertare il medico e prepararsi alla gestione dell'emergenza.
  • Educare il paziente alla vaccinazione antinfluenzale annuale e antipneumococcica: le infezioni respiratorie sono il principale trigger di riacutizzazioni di BPCO e asma, spesso evitabili con la prevenzione vaccinale raccomandata dal Ministero della Salute.
  • Garantire la continuità assistenziale alla dimissione: verificare che il paziente abbia compreso il piano terapeutico scritto, abbia prenotato il follow-up entro 30 giorni e sia in grado di gestirsi a domicilio; coinvolgere attivamente il caregiver e attivare l'infermiere di comunità se necessario.

Fonti e bibliografia

  • Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease (GOLD)Global Strategy for Prevention, Diagnosis and Management of COPD: 2024 Report, GOLD Executive Committee – goldcopd.org (2024)
  • Global Initiative for Asthma (GINA)Global Strategy for Asthma Management and Prevention: 2024 Update, GINA Executive Committee – ginasthma.org (2024)
  • Smeltzer S.C., Bare B.G., Hinkle J.L., Cheever K.H.Brunner & Suddarth's Textbook of Medical-Surgical Nursing (14th Edition) – Capitolo 24: Management of Patients with Chronic Pulmonary Disease, Wolters Kluwer / Lippincott Williams & Wilkins, Philadelphia (2018)
  • Ministero della Salute – Direzione Generale della Prevenzione SanitariaPiano Nazionale della Prevenzione 2020-2025: Obiettivi per le malattie respiratorie croniche, Ministero della Salute, Roma – salute.gov.it (2020)
  • Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (FNOPI)Codice Deontologico dell'Infermiere 2019 e Profilo dell'Infermiere: competenze nell'assistenza al paziente cronico, FNOPI, Roma – fnopi.it (2019)
  • Clini E., Ambrosino N., Rossi F., Zanotti E.Manuale di Riabilitazione Respiratoria (3ª edizione), Edizioni Minerva Medica, Torino (2021)

Questa guida ha finalità didattiche. I contenuti non sostituiscono le linee guida aziendali né il giudizio clinico professionale.