Medicina Interna3° anno

Sepsi e shock settico: riconoscimento e gestione

La sepsi e lo shock settico rappresentano emergenze mediche ad elevata mortalità, riconosciute dall'OMS come priorità globale di salute pubblica. Per l'infermiere di area medica e critica, il riconoscimento precoce dei segni clinici e l'attuazione tempestiva dei bundle di trattamento sono competenze fondamentali che incidono direttamente sulla sopravvivenza del paziente. Questa guida didattica, aggiornata alle linee guida Surviving Sepsis Campaign 2021 e alle raccomandazioni nazionali, fornisce agli studenti del 3° anno gli strumenti clinici e assistenziali per affrontare con competenza queste condizioni critiche.

1. Definizioni e Fisiopatologia: dalla Sepsi allo Shock Settico

Secondo le definizioni internazionali 'Sepsis-3' (Singer et al., 2016), adottate dalla Surviving Sepsis Campaign, la sepsi è definita come una disfunzione d'organo potenzialmente letale causata da una risposta dell'ospite dysregolata a un'infezione. Questa definizione ha superato il precedente concetto di SIRS (Systemic Inflammatory Response Syndrome), ponendo l'accento sulla disfunzione d'organo come elemento discriminante rispetto a una semplice risposta infettiva non complicata. Il punteggio SOFA (Sequential Organ Failure Assessment) è lo strumento validato per quantificare tale disfunzione, con un incremento ≥2 punti rispetto al basale che definisce la presenza di sepsi.

Lo shock settico rappresenta un sottoinsieme della sepsi in cui le anomalie circolatorie, cellulari e metaboliche sono così gravi da aumentare sostanzialmente la mortalità. Clinicamente, si identifica dalla presenza concomitante di: ipotensione persistente che richiede vasopressori per mantenere una pressione arteriosa media (PAM) ≥65 mmHg, e livelli di lattato sierico >2 mmol/L, nonostante un'adeguata rianimazione volemica. La mortalità ospedaliera in questa condizione supera il 40%, rendendo ogni minuto di ritardo diagnostico e terapeutico clinicamente rilevante.

Dal punto di vista fisiopatologico, l'agente patogeno (batterico, fungino, virale o parassitario) innesca un'attivazione massiva e disregolata del sistema immunitario innato. La liberazione di PAMP (Pathogen-Associated Molecular Patterns) attiva i recettori Toll-like sui macrofagi, scatenando una cascata di citochine pro-infiammatorie (TNF-α, IL-1β, IL-6) che determinano vasodilatazione periferica massiva, aumento della permeabilità capillare e formazione di microtrombi. Il risultato è una profonda alterazione della distribuzione del flusso ematico con ischemia tissutale e disfunzione multiorgano progressiva.

La risposta vascolare nella sepsi è caratterizzata da una riduzione delle resistenze vascolari sistemiche (shock distributivo) con conseguente ipotensione e tachicardia compensatoria. Contemporaneamente, la disfunzione miocardica settica — mediata da citochine e dall'ossido nitrico — compromette la contrattilità cardiaca, aggravando il quadro emodinamico. L'alterazione della microcircolazione, con apertura di shunt artero-venosi, causa un paradossale aumento della saturazione venosa mista (SvO2) pur in presenza di grave ipossia cellulare: è il cosiddetto fenomeno dell'eterogeneità microcircolatoria.

A livello cellulare, la sepsi induce una transizione dal metabolismo aerobio a quello anaerobio, con produzione di lattato come marker di inadeguata perfusione tissutale. La disfunzione mitocondriale contribuisce all'accumulo di lattato anche in assenza di evidente ipossia tissutale (lattato da stress ossidativo). La comprensione di questi meccanismi è essenziale per l'infermiere: il monitoraggio del lattato sierico non è solo un parametro diagnostico, ma un indicatore dinamico della risposta alla terapia, il cui trend nel tempo orienta le scelte terapeutiche.

2. Criteri Diagnostici e Strumenti di Screening: SOFA e qSOFA

Lo strumento principale per la valutazione della gravità della sepsi in ambiente ospedaliero è il punteggio SOFA, che valuta sei sistemi d'organo: respiratorio (PaO2/FiO2), coagulazione (piastrine), epatico (bilirubina), cardiovascolare (PAM e necessità di vasopressori), sistema nervoso centrale (scala GCS) e renale (creatinina e diuresi). Un punteggio SOFA totale ≥2, o un suo incremento acuto di ≥2 punti in un paziente con sospetta infezione, definisce la sepsi. L'infermiere ha un ruolo cruciale nella raccolta dei parametri necessari al calcolo del SOFA e nella segnalazione tempestiva delle variazioni.

Per il triage rapido fuori dalla terapia intensiva — nei reparti di degenza ordinaria, al pronto soccorso e sul territorio — è stato validato il quick SOFA (qSOFA), uno strumento a tre variabili: frequenza respiratoria ≥22 atti/min, alterazione dello stato mentale (GCS <15), pressione arteriosa sistolica ≤100 mmHg. La presenza di ≥2 criteri identifica pazienti ad alto rischio di outcome sfavorevole e deve innescare una valutazione approfondita e l'allerta del medico. Il qSOFA è uno strumento bedside, applicabile dall'infermiere senza necessità di esami di laboratorio, il che lo rende prezioso nella sorveglianza clinica di reparto.

Il National Early Warning Score 2 (NEWS2), adottato dal NHS britannico e progressivamente diffuso anche in Italia, integra sei parametri fisiologici (frequenza respiratoria, saturazione periferica di O2, temperatura, pressione arteriosa sistolica, frequenza cardiaca, livello di coscienza) e la necessità di ossigeno supplementare. Un punteggio NEWS2 ≥5, o ≥3 in un singolo parametro, suggerisce un deterioramento clinico potenzialmente correlato a sepsi e richiede rivalutazione medica urgente. L'infermiere di reparto che esegue sistematicamente la rilevazione dei parametri vitali e il calcolo del NEWS2 è il primo attore nel sistema di risposta rapida.

Sul fronte laboratoristico, i marker più rilevanti per la diagnosi e il monitoraggio della sepsi includono: la procalcitonina (PCT), marker di infezione batterica sistemica con elevata specificità, la cui cinetica guida anche la durata della terapia antibiotica; la proteina C reattiva (PCR), marker aspecifico di infiammazione; il lattato sierico, indicatore di ipoperfusione tissutale; l'emocromo con formula, la creatinina, la bilirubina e il profilo coagulativo (PT, aPTT, fibrinogeno, D-dimero). L'infermiere deve comprendere il significato clinico di questi esami e segnalare prontamente i valori critici al team.

Un elemento spesso sottovalutato è la diagnosi microbiologica, fondamentale per la terapia antibiotica mirata. Le emocolture (almeno 2 set da siti venosi periferici diversi, o 1 set periferico + 1 da catetere venoso centrale se presente) devono essere raccolte prima dell'inizio degli antibiotici, ma senza ritardare la terapia. L'infermiere è responsabile di una tecnica di prelievo rigorosa — con asepsi scrupolosa, volume adeguato (8-10 mL per flacone nell'adulto) e corretta identificazione e trasmissione al laboratorio — per massimizzare la resa diagnostica e ridurre i falsi positivi da contaminazione.

3. Il Bundle della Sepsi: Riconoscimento e Azione nelle Prime Ore

La Surviving Sepsis Campaign (SSC) ha introdotto il concetto di 'bundle' — un insieme di azioni basate su evidenza che, applicate congiuntamente e tempestivamente, migliorano significativamente la sopravvivenza. Il bundle attuale, aggiornato nel 2018 e confermato nelle linee guida SSC 2021, prevede entro 1 ora dall'identificazione della sepsi: misurazione del lattato sierico, raccolta delle emocolture prima degli antibiotici, somministrazione di antibiotici ad ampio spettro, infusione di 30 mL/kg di soluzione cristalloide per ipotensione o lattato ≥4 mmol/L, e avvio di vasopressori se la PAM rimane <65 mmHg nonostante la rianimazione. Il termine 'bundle dell'ora' (Hour-1 Bundle) sintetizza questo approccio.

La somministrazione precoce degli antibiotici è uno degli interventi con il maggiore impatto sulla mortalità: ogni ora di ritardo nell'avvio della terapia antibiotica nello shock settico aumenta la mortalità di circa il 7%. L'infermiere deve essere pronto a preparare e somministrare gli antibiotici nell'arco di minuti dalla prescrizione medica, verificando allergie, compatibilità e modalità di infusione corretta. La scelta degli antibiotici — empirica e ad ampio spettro in fase iniziale — spetta al medico, ma l'infermiere contribuisce fornendo informazioni sull'anamnesi farmacologica e microbiologica del paziente.

La rianimazione volemica richiede una gestione infermieristica precisa. L'infusione di 30 mL/kg di cristalloidi (soluzione fisiologica 0,9% o Ringer lattato, preferita per il minor rischio di acidosi ipercloremica) deve essere somministrata rapidamente — entro 3 ore — monitorando continuamente la risposta emodinamica: variazioni della PAM, della frequenza cardiaca, della diuresi oraria e dei segni di sovraccarico (crepitii polmonari, saturazione, pressione venosa centrale se disponibile). Il concetto di 'fluid responsiveness' guida la continuazione della reintegrazione volemica oltre il bolo iniziale.

Quando la rianimazione volemica è insufficiente a mantenere una PAM ≥65 mmHg, si avvia la terapia vasopressoria. La noradrenalina è il vasopressore di prima scelta secondo le linee guida SSC 2021, per la sua azione prevalentemente α-adrenergica che aumenta le resistenze vascolari con effetto inotropo positivo moderato. L'infermiere deve accedere a una via venosa centrale per la somministrazione sicura, monitorare la PAM tramite accesso arterioso o sfigmomanometro automatico a intervalli frequenti, e sorvegliare i segni di ischemia periferica (cute marmorea, estremità fredde, dolore al sito di infusione periferico) come complicanza dei vasopressori.

Il controllo del focolaio infettivo (source control) è un elemento imprescindibile del trattamento. Ascessi, raccolte, materiale protesico infetto, colecistiti, perforazioni intestinali richiedono drenaggio chirurgico o percutaneo il prima possibile — idealmente entro 6-12 ore dall'identificazione. L'infermiere contribuisce al source control preparando il paziente per procedure invasive, gestendo i drenaggi con tecnica asettica, monitorando le caratteristiche del materiale drenato (quantità, colore, odore) e prevenendo infezioni correlate all'assistenza che potrebbero complicare ulteriormente il quadro.

4. Monitoraggio Infermieristico Avanzato del Paziente Settico

Il monitoraggio continuo e sistematico del paziente con sepsi è una responsabilità infermieristica centrale. I parametri da rilevare con frequenza adeguata alla gravità clinica includono: pressione arteriosa (invasiva tramite catetere arterioso in shock settico), frequenza cardiaca e ritmo (monitoraggio ECG continuo), frequenza respiratoria, saturazione periferica di O2 (SpO2), temperatura corporea, stato di coscienza (GCS), diuresi oraria (catetere vescicale), pressione venosa centrale (se disponibile), e capillary refill time. La documentazione accurata e tempestiva di questi parametri nella cartella infermieristica permette di tracciare il trend clinico e rilevare precocemente il deterioramento.

La diuresi oraria è un indicatore fondamentale di perfusione renale e risposta alla terapia. Un target di diuresi ≥0,5 mL/kg/h è generalmente accettato come obiettivo minimo nella sepsi. Il posizionamento del catetere vescicale è indicato in tutti i pazienti con shock settico per il monitoraggio preciso della diuresi. L'infermiere deve segnalare immediatamente la comparsa di oliguria (<0,5 mL/kg/h per >2 ore consecutivi) come possibile segnale di insufficienza renale acuta settica, una delle disfunzioni d'organo più frequenti e prognosticamente rilevanti.

Il monitoraggio della glicemia è essenziale: l'iperglicemia da stress è comune nella sepsi e si associa a outcome peggiori. Le linee guida SSC 2021 raccomandano il controllo glicemico con target tra 140-180 mg/dL, evitando sia l'iper- che l'ipoglicemia. L'infermiere esegue il monitoraggio glicemico secondo il protocollo istituzionale (tipicamente ogni 1-2 ore in infusione di insulina), titola l'infusione insulinica secondo il protocollo e riconosce e gestisce l'ipoglicemia — rischio reale in questi pazienti con ridotto intake calorico e terapia insulinica intensiva.

La gestione del supporto respiratorio è un'altra area critica. La sepsi può rapidamente evolvere verso la sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), caratterizzata da infiltrati bilaterali, ipossiemia grave (PaO2/FiO2 <300) e origine non cardiogena. L'infermiere deve posizionare correttamente il paziente (posizione semiseduta a 30-45° per ridurre il rischio di polmonite da aspirazione), somministrare ossigeno supplementare per mantenere SpO2 ≥94%, preparare il paziente all'intubazione se necessaria e gestire il ventilatore meccanico secondo protocolli di ventilazione protettiva (volume corrente 6 mL/kg di peso corporeo ideale).

Il monitoraggio neurologico del paziente settico comprende la valutazione periodica del GCS, la ricerca di segni di encefalopatia settica (agitazione, disorientamento, flapping tremor, alterazione del ritmo sonno-veglia) e la prevenzione del delirium. L'infermiere utilizza strumenti validati come la Confusion Assessment Method per ICU (CAM-ICU) per il rilevamento sistematico del delirium, implementa misure non farmacologiche di prevenzione (riorientamento, ciclo luce-buio, mobilizzazione precoce, presenza familiare), e segnala al medico le alterazioni dello stato mentale per la valutazione di eventuali cause trattabili (ipoglicemia, alterazioni elettrolitiche, effetti farmacologici).

5. Gestione Infermieristica delle Complicanze e Cure di Supporto

La coagulazione intravascolare disseminata (CID) è una delle complicanze più gravi della sepsi, risultante dall'attivazione patologica e sistemica della cascata coagulativa. Si manifesta con un paradosso clinico: contemporanea tendenza alla trombosi microvascolare (con ischemia d'organo) e al sanguinamento (da consumo di fattori della coagulazione e piastrine). L'infermiere monitora i segni di CID: petecchie, ecchimosi, sanguinamento dalle sedi di venipuntura, dalla mucosa orale, dalle vie urinarie; controlla i valori di PT, aPTT, piastrine, fibrinogeno e D-dimero; e gestisce la somministrazione di plasma fresco congelato, piastrine o fibrinogeno secondo prescrizione.

La prevenzione delle infezioni correlate all'assistenza (ICA) assume un'importanza cruciale nel paziente settico, già immunocompromesso e gravato da multipli presidi invasivi. I bundle di prevenzione includono: igiene rigorosa delle mani secondo i 5 momenti OMS, bundle del catetere venoso centrale (Central Line-Associated Bloodstream Infections, CLABSI bundle), bundle della polmonite associata al ventilatore (VAP bundle), gestione asettica del catetere vescicale e sostituzione tempestiva dei dispositivi non più necessari. L'infermiere è il garante principale dell'implementazione di questi bundle nella pratica quotidiana.

Il supporto nutrizionale precoce è raccomandato nelle sepsi: la malnutrizione proteico-calorica aggrava la disfunzione immunitaria e ritarda il recupero. Le linee guida raccomandano l'avvio della nutrizione enterale entro 24-48 ore dall'ammissione in terapia intensiva, preferendola a quella parenterale per i benefici sull'integrità della mucosa intestinale e sulla riduzione delle ICA. L'infermiere gestisce il sondino naso-gastrico o naso-digiunale, verifica la tolleranza (residui gastrici, distensione addominale, vomito), regola la velocità di infusione e collabora con il dietista per il raggiungimento degli obiettivi calorici e proteici.

La prevenzione della trombosi venosa profonda (TVP) e dell'embolia polmonare è obbligatoria nei pazienti settici allettati. La profilassi farmacologica con eparina a basso peso molecolare (EBPM) è raccomandata salvo controindicazioni (CID attiva, trombocitopenia grave, sanguinamento attivo); in presenza di controindicazioni si utilizzano dispositivi meccanici (calze antitrombo, compressione pneumatica intermittente degli arti inferiori). L'infermiere somministra la profilassi tromboembolica secondo prescrizione, verifica l'assenza di controindicazioni, documenta la somministrazione e monitora i segni clinici di TVP (edema, eritema, dolore al polpaccio) o EP (dispnea improvvisa, dolore toracico, desaturazione).

La gestione del dolore, dell'agitazione e del delirium (PAD) nei pazienti settici critici è guidata da un approccio sistematico e basato su linee guida. L'infermiere valuta il dolore con scale validate (NRS se collaborante, CPOT se non verbale), l'agitazione con la Richmond Agitation-Sedation Scale (RASS), e il delirium con CAM-ICU. L'approccio 'ABCDEF bundle' (Awakening, Breathing, Coordination, Delirium, Early mobility, Family engagement) guida la gestione integrata di questi problemi, promuovendo la sedazione minima necessaria, la respirazione spontanea precoce, la mobilizzazione e il coinvolgimento dei familiari come elementi terapeutici attivi nel percorso di recovery.

6. Aspetti Relazionali, Etici e Percorso Post-Sepsi

La sepsi e lo shock settico comportano spesso un'elevata incertezza prognostica nelle prime ore, richiedendo una comunicazione onesta, empatica e tempestiva con il paziente (quando cosciente) e con i familiari. L'infermiere ha un ruolo fondamentale nel fornire supporto emotivo, spiegare le procedure in termini comprensibili, facilitare l'accesso dei familiari al reparto nel rispetto dei protocolli istituzionali e segnalare al team multidisciplinare i bisogni informativi e psicologici emergenti. La comunicazione in team — mediante briefing strutturati come SBAR (Situation, Background, Assessment, Recommendation) — garantisce la continuità delle informazioni cliniche e la coerenza del messaggio trasmesso alla famiglia.

Le decisioni etiche di fine vita assumono una rilevanza peculiare nella sepsi grave, dove la progressione verso la morte può essere rapida nonostante le cure massimali. L'infermiere partecipa attivamente alle discussioni di équipe sulle limitazioni terapeutiche (DNR, DNAR, DAE), sul proporzionamento delle cure e sulla pianificazione condivisa delle cure (Advance Care Planning). Il Codice Deontologico dell'Infermiere (FNOPI 2019) e la Legge 219/2017 sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento forniscono il quadro normativo e deontologico entro cui l'infermiere esercita queste responsabilità, sempre nel rispetto dell'autonomia del paziente e della sua dignità.

La sindrome post-sepsi (Post-Sepsis Syndrome, PSS) è una condizione sempre più riconosciuta che colpisce fino al 50% dei sopravvissuti: comprende deficit cognitivi (difficoltà di memoria e concentrazione), disturbi psicologici (PTSD, depressione, ansia), debolezza muscolare cronica (neuromiopatia da malattia critica), alterazioni immunitarie (immunosoppressione post-sepsi con aumentata suscettibilità a reinfezioni) e ridotta qualità di vita. La sua consapevolezza è essenziale per preparare adeguatamente il paziente e la famiglia alla dimissione e al follow-up.

La pianificazione della dimissione inizia precocemente durante il ricovero e coinvolge l'intero team multidisciplinare. L'infermiere contribuisce identificando i bisogni assistenziali residui del paziente (dipendenza nelle ADL, necessità di dispositivi medici, gestione farmacologica complessa), educando il paziente e i caregiver sulla gestione domiciliare e sui segnali di allarme da riferire al medico, e coordinandosi con i servizi territoriali (medico di medicina generale, servizi di cure domiciliari, centri di riabilitazione). Un'educazione sanitaria efficace alla dimissione riduce il rischio di riammissione ospedaliera, elevato nei sopravvissuti alla sepsi.

Per gli studenti infermieri, la sepsi rappresenta un paradigma clinico di straordinario valore formativo: integra competenze di assessment clinico avanzato, conoscenze fisiopatologiche, gestione dei farmaci vasoattivi, monitoraggio multiparametrico, prevenzione delle ICA, comunicazione con la famiglia e ragionamento etico. Il tirocinio in area medico-chirurgica, in pronto soccorso e in terapia intensiva offre l'opportunità di applicare questi contenuti in contesti reali, sviluppando quella clinical competence che, secondo il modello di Patricia Benner (da novizio ad esperto), si costruisce attraverso l'integrazione progressiva di teoria e pratica riflessiva.

Punti chiave per il nursing

  • RICONOSCIMENTO PRECOCE CON qSOFA: Valuta sistematicamente i 3 criteri qSOFA (FR ≥22, alterazione coscienza, PAS ≤100 mmHg) in ogni paziente con sospetta infezione; ≥2 criteri positivi → allerta medico immediatamente e attiva protocollo sepsi.
  • BUNDLE DELL'ORA: Entro 60 minuti dall'identificazione della sepsi, assicurati che vengano eseguiti: dosaggio del lattato, emocolture (prima degli antibiotici), somministrazione degli antibiotici prescritti, avvio del bolo di cristalloidi (30 mL/kg se ipotensione o lattato ≥4 mmol/L). Documenta ogni step con orario preciso.
  • EMOCOLTURE: PRIMA DEGLI ANTIBIOTICI, MAI DOPO: Preleva almeno 2 set di emocolture (volume 8-10 mL per flacone, tecnica asettica rigorosa) prima di somministrare gli antibiotici; il prelievo non deve MAI ritardare la terapia antibiotica di oltre 45 minuti.
  • MONITORAGGIO DELLA DIURESI ORARIA: Posiziona il catetere vescicale e documenta la diuresi ogni ora; il target minimo è ≥0,5 mL/kg/h. Segnala immediatamente al medico un'oliguria persistente (≥2 ore), indicatore precoce di disfunzione renale acuta.
  • CONTROLLO GLICEMICO STRETTO: Monitora la glicemia ogni 1-2 ore nei pazienti in infusione di insulina; mantieni il target tra 140-180 mg/dL. Riconosci e tratta immediatamente l'ipoglicemia (valori <70 mg/dL): è una complicanza potenzialmente letale nei pazienti critici.
  • VASOPRESSORI: SICUREZZA E SORVEGLIANZA: La noradrenalina va somministrata preferibilmente tramite CVC; se temporaneamente necessaria su via periferica, usa vene di grosso calibro e monitora il sito ogni 30 minuti. Segnala immediatamente segni di stravaso o ischemia periferica distale (pallore, cianosi, dolore).
  • PREVENZIONE ICA – IGIENE DELLE MANI E BUNDLE: Applica i 5 momenti per l'igiene delle mani OMS prima e dopo OGNI contatto con il paziente o con dispositivi invasivi. Implementa quotidianamente il CLABSI bundle e il VAP bundle; rimuovi ogni presidio invasivo non strettamente necessario il prima possibile.
  • COMUNICAZIONE SBAR: Utilizza lo strumento SBAR per ogni comunicazione critica con il medico riguardante deterioramento clinico: Situation (cosa sta succedendo), Background (contesto clinico), Assessment (tua valutazione), Recommendation (cosa ritieni necessario). Una comunicazione strutturata riduce gli errori e accelera la risposta terapeutica.

Fonti e bibliografia

  • Smeltzer S.C., Bare B.G., Hinkle J.L., Cheever K.H.Brunner & Suddarth - Infermieristica Medico-Chirurgica (14a edizione), CEA - Casa Editrice Ambrosiana, Milano (2022)
  • Evans L., Rhodes A., Alhazzani W. et al.Surviving Sepsis Campaign: International Guidelines for Management of Sepsis and Septic Shock 2021, Intensive Care Medicine / Critical Care Medicine, Springer / Society of Critical Care Medicine (2021)
  • Singer M., Deutschman C.S., Seymour C.W. et al.The Third International Consensus Definitions for Sepsis and Septic Shock (Sepsis-3), JAMA – Journal of the American Medical Association, American Medical Association (2016)
  • Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI)Codice Deontologico delle Professioni Infermieristiche, FNOPI, Roma (2019)
  • World Health Organization (WHO)Global Report on the Epidemiology and Burden of Sepsis: Current Evidence, Identifying Gaps and Future Directions, World Health Organization, Geneva (2020)
  • Ministero della Salute – Direzione Generale della Programmazione SanitariaRaccomandazione Ministeriale n. 26 – Prevenzione e gestione della sepsi in ospedale, Ministero della Salute, Roma (2023)

Questa guida ha finalità didattiche. I contenuti non sostituiscono le linee guida aziendali né il giudizio clinico professionale.