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Prelievo ematico venoso: procedura passo passo e ordine delle provette

Di Niccolò Ignesti, infermiere di emergenza territoriale 118, esperienza in terapia intensiva · Pubblicato il 21 maggio 2026 · Aggiornato il 25 ottobre 2026

In sintesi

  • 1L'emolisi è l'errore preanalitico più frequente: causa oltre il 60% dei campioni rifiutati dal laboratorio.[5]
  • 2Laccio a circa 7,5 cm dal sito per al massimo 1 minuto, e niente pugno: stringerlo alza falsamente il potassio.[1][4]
  • 3Prima scelta la vena mediana cubitale; mai il braccio con infusione o catetere in sede.[1]
  • 4Ordine delle provette: emocoltura, citrato, siero, eparina, EDTA, fluoruro.[1]
  • 5Solo dispositivi con meccanismo di sicurezza e mai reincappucciare: lo prevede la legge.[6]

Cos'è il prelievo venoso?

Il prelievo venoso è la raccolta di sangue da una vena periferica per le analisi di laboratorio, eseguita con un sistema chiuso sottovuoto (ago, holder e provette). La qualità del campione dipende in gran parte da chi preleva: l'emolisi, quasi sempre evitabile, è l'errore preanalitico più comune e causa oltre il 60% dei campioni rifiutati.[5]

Il riferimento europeo è la raccomandazione congiunta EFLM-COLABIOCLI del 2018: 20 passaggi, ognuno con un grado di evidenza.[1] Nel 2024 EFLM, EUSEM ed EuSEN hanno pubblicato raccomandazioni specifiche per il prelievo in pronto soccorso.[2] La raccomandazione del 2018 non copre il prelievo con siringa, quello da catetere e quello pediatrico.

Sedi da evitare[1][3]

  • braccio con infusione in corso o con catetere venoso periferico già in sede;
  • arto con fistola o shunt artero-venoso, o con protesi vascolare;
  • arto paretico o con disturbi del drenaggio linfatico (linfedema);
  • vene indurite e zone con ematoma, infiammazione o edema;
  • polso.

Il prelievo da catetere è sconsigliato perché aumenta il rischio di emolisi.[1] La terapia anticoagulante o antiaggregante non controindica il prelievo, ma richiede una compressione più lunga.

Come si prepara il paziente?

La postura cambia la concentrazione di molti parametri: il paziente non dovrebbe cambiare posizione nei 15 minuti prima del prelievo.[1] Il paziente ambulatoriale resta seduto 15 minuti; quello ricoverato e sdraiato si preleva sdraiato.

  • 1Identificazione con almeno due identificatori, confrontati con la richiesta. Se i dati non coincidono, il prelievo si rimanda.[1]
  • 2Spiegare la procedura e chiedere il consenso. Se il paziente si oppone, non si preleva.[1]
  • 3Digiuno per gli esami che lo richiedono: prelievo tra le 7 e le 9, 12 ore dopo l'ultimo pasto. Acqua ammessa; niente alcol nelle 24 ore prima, niente caffè, tè o fumo al mattino.[1]
  • 4Chiedere allergie (lattice, clorexidina, cerotti) e terapia anticoagulante.

Quale vena scegliere?

La prima scelta è la vena mediana cubitale, nella piega del gomito: di solito è la più evidente, non scivola sotto la cute e si trova nello stesso punto nella maggior parte dei pazienti.[1] Le altre vene della fossa cubitale (cefalica, basilica, mediana dell'avambraccio) vengono subito dopo.[1]

  • 1Braccio disteso verso il basso, palpare la vena per valutarla.[1]
  • 2Dorso della mano solo se le vene del gomito non sono disponibili; il polso va evitato.[1]
  • 3Documentare ogni sede diversa dalla fossa cubitale.[1]
  • 4Dolore “elettrico”, formicolio o parestesie durante la puntura indicano una possibile lesione nervosa: interrompere subito.[7]

La scelta della vena per un catetere segue criteri diversi: vedi incannulamento venoso periferico.

Illustrazione del prelievo venoso: laccio sopra il gomito, vena mediana cubitale evidenziata come sede di puntura tra vena cefalica e basilica, arteria brachiale più profonda, ago inserito con angolo basso e mano guantata che tende la cute
Vene della piega del gomito: in verde la mediana cubitale, sede di prima scelta. In rosso l'arteria brachiale, più profonda.

Materiale occorrente

  • 1Guanti monouso non sterili.
  • 2Laccio monouso.[1]
  • 3Alcol etilico 70% o altro disinfettante appropriato.[1]
  • 4Ago per prelievo sottovuoto con meccanismo di sicurezza, oppure ago a farfalla (butterfly) con sicurezza per vene piccole o difficili.[1][6]
  • 5Holder monouso, se non già preassemblato con l'ago.
  • 6Provette sottovuoto per gli esami richiesti, non scadute.
  • 7Etichette o barcode del paziente e richiesta degli esami.
  • 8Garze, cerotto.
  • 9Contenitore per taglienti a portata di braccio: andare a cercarlo con l'ago in mano non è accettabile.[1]

In Italia il D.Lgs. 19/2014, che recepisce la Direttiva 2010/32/UE, impone dispositivi con meccanismo di protezione e vieta il reincappucciamento manuale degli aghi.[6]

Procedura passo passo

  1. 1Identificare il paziente. Almeno due identificatori, confrontati con la richiesta e con le etichette se le provette sono già etichettate. Se i dati non coincidono, rimandare il prelievo.[1]
  2. 2Informare il paziente. Spiegare la procedura, chiedere il consenso e le allergie. Non prelevare mai se il paziente si oppone.[1]
  3. 3Verificare la preparazione. Digiuno se richiesto, postura stabile da 15 minuti.[1]
  4. 4Igiene delle mani e materiale. Frizione alcolica di 20-30 secondi, materiale pronto, contenitore per taglienti a portata di braccio.[1][9]
  5. 5Etichettare le provette. Sempre in presenza del paziente, prima o dopo il prelievo secondo la procedura aziendale.[1]
  6. 6Indossare i guanti. Prima del laccio: metterli dopo allunga il tempo di stasi oltre il minuto.[1]
  7. 7Applicare il laccio. Circa 7,5 cm (una mano) sopra il sito, stretto quanto basta a fermare il flusso venoso ma non quello arterioso. Durata totale massima 1 minuto. Avvisare il paziente di non stringere né pompare il pugno.[1][4]
  8. 8Scegliere la vena. Prima scelta la mediana cubitale (vedi sopra).[1]
  9. 9Disinfettare. Alcol 70% con una sola passata, senza ripassare con la stessa garza. Lasciare asciugare e non toccare più il sito.[1]
  10. 10Pungere la vena. Bisello verso l'alto, angolo di 5-30°, almeno 0,5 cm di ago in vena. Tenere fermo l'holder appoggiando la mano al braccio del paziente; il pugno del paziente deve essere aperto.[1]
  11. 11Prima provetta e laccio. Inserire la prima provetta e rilasciare il laccio appena il sangue entra. Se il prelievo non riesce, rilasciare il laccio e ripungere in un'altra sede.[1]
  12. 12Provette successive. Riempire ogni provetta fino al livello indicato, nell'ordine raccomandato (tabella sotto), e capovolgerla una volta appena tolta.[1]
  13. 13Rimuovere l'ago. Appoggiare una garza senza premere, sfilare l'ago, attivare il sistema di sicurezza e smaltirlo subito nel contenitore per taglienti. Mai reincappucciare.[1][6]
  14. 14Comprimere e medicare. Pressione leggera senza piegare il braccio fino all'arresto del sanguinamento: in genere fino a 2 minuti, fino a 10 in terapia anticoagulante. Sollevare il braccio può aiutare. Poi cerotto su garza asciutta.[1]
  15. 15Capovolgere le provette. Tutte insieme, almeno altre 4 volte, senza agitarle.[1]
  16. 16Togliere i guanti. Poi igiene delle mani.[1][9]
  17. 17Far riposare il paziente. 5 minuti, o fino all'arresto del sanguinamento.[1]
  18. 18Inviare e documentare. Campioni al laboratorio secondo le sue istruzioni, prelievo in documentazione (vedi sotto).

Dopo due tentativi falliti non insistere: chiedere a un collega più esperto. Gli standard di pratica per l'accesso venoso periferico raccomandano di evitare i tentativi ripetuti, che aumentano il rischio di lesione nervosa, e di seguire un percorso di escalation definito.[7][8]

In che ordine si riempiono le provette?

L'ordine serve a evitare che l'additivo di una provetta passi in quella successiva e alteri i risultati: il citrato viene sempre prima del siero, l'EDTA dopo eparina e siero.[1][10]

#ProvettaTappo più comuneEsempi di esami
1EmocolturaFlaconiEmocolture
2CitratoAzzurroPT/INR, aPTT, fibrinogeno
3Siero (senza additivo o con attivatore)Rosso o gialloBiochimica, sierologia
4EparinaVerdeBiochimica su plasma
5EDTAViolaEmocromo, HbA1c
6Inibitore della glicolisi (fluoruro)GrigioGlicemia
7Altre provetteVariabileSecondo richiesta

I colori dei tappi possono variare tra produttori: fa fede l'additivo scritto sulla provetta.[10]

  • 1Con ago dritto, se la provetta del citrato è la prima o l'unica, non serve una provetta di scarto.[1]
  • 2Con ago a farfalla e citrato per primo, va prelevata una provetta di scarto: il tubicino è pieno d'aria e la provetta della coagulazione resterebbe poco piena.[1]
  • 3Ogni provetta va riempita fino al livello indicato: una provetta poco piena altera il rapporto tra sangue e additivo e, per il citrato, allunga falsamente i test della coagulazione.[1][3]

Complicanze e cosa fare

La complicanza più frequente non riguarda il paziente ma il campione: l'emolisi, responsabile di oltre il 60% dei rifiuti da parte del laboratorio.[5] Le altre complicanze sono in genere lievi, ma alcune vanno riconosciute subito.

Emolisi del campione

Cause evitabili: laccio oltre il minuto, pugno stretto o pompato, aspirazione forzata, prelievo da catetere, provette agitate invece che capovolte.[1][5] Altera soprattutto potassio e LDH; il pugno da solo può dare una pseudoiperkaliemia, soprattutto nella prima provetta.[3][4] Cosa fare: segnalarlo al laboratorio e ripetere il prelievo se richiesto.

Ematoma

Cause: compressione insufficiente, braccio piegato dopo il prelievo, parete posteriore della vena perforata.[1] Cosa fare: sfilare l'ago, comprimere, sollevare il braccio, documentare. Sorveglianza più stretta nel paziente anticoagulato.

Puntura arteriosa accidentale

L'arteria brachiale può decorrere in superficie, subito sotto la mediana cubitale e la basilica, soprattutto nelle persone molto magre e nei bambini: un ago spinto troppo a fondo attraversa la vena e raggiunge l'arteria. È rara (meno dello 0,01% nei donatori di sangue), ma può dare un ematoma esteso e improvviso e, più tardi, uno pseudoaneurisma che a volte richiede un intervento di chirurgia vascolare.[12] Si riconosce dal sangue rosso vivo e pulsante che riempie la provetta molto in fretta. Cosa fare: sfilare l'ago, comprimere a lungo e con decisione, controllare il polso distale e la comparsa di ematoma, avvisare il medico. Il campione non va usato come venoso.

Lesione nervosa

Dolore “elettrico”, bruciore o parestesie lungo il braccio durante la puntura. Cosa fare: sfilare subito l'ago senza riposizionarlo, documentare, avvisare il medico.[7]

Puntura accidentale dell'operatore

Lavare subito con acqua e sapone, senza spremere la ferita, e attivare il protocollo aziendale per l'esposizione a materiale biologico. Se indicata, la profilassi post-esposizione va iniziata il prima possibile ed è sconsigliata dopo 72 ore.[11]

Dopo il prelievo: campioni e documentazione

Il campione resta responsabilità di chi l'ha prelevato finché non arriva in laboratorio. Tempi e temperatura di trasporto variano per esame: per ammoniemia, emogasanalisi ed emocolture seguire le istruzioni del laboratorio di riferimento.

Cosa documentare

  • data, ora e sede del prelievo, motivando ogni sede diversa dalla fossa cubitale;
  • dispositivo usato e provette raccolte;
  • numero di tentativi, difficoltà e complicanze, con le azioni intraprese;
  • prelievo non eseguito o parziale, con il motivo comunicato al medico;
  • eventuale cambio di postura nei 15 minuti precedenti.

Sede alternativa e cambio di postura vanno registrati perché servono a interpretare correttamente i risultati.[1]

Domande frequenti

Qual è l'ordine delle provette nel prelievo venoso?

Emocoltura, citrato (tappo azzurro, coagulazione), siero (tappo rosso o giallo), eparina (tappo verde), EDTA (tappo viola, emocromo), fluoruro (tappo grigio, glicemia), poi le altre provette. È l'ordine raccomandato da EFLM-COLABIOCLI e CLSI: evita che l'additivo di una provetta contamini quella successiva e alteri i risultati.

Si può far stringere il pugno al paziente durante il prelievo?

No. Stringere o pompare il pugno può causare una pseudoiperkaliemia, cioè un potassio falsamente alto, e altera altri parametri biochimici ed ematologici. La raccomandazione EFLM-COLABIOCLI chiede di avvisare il paziente di tenere la mano rilassata e di verificare che il pugno sia aperto al momento della puntura.

Quanto tempo può restare il laccio durante il prelievo?

Al massimo 1 minuto in totale, applicato circa 7,5 cm sopra il sito di puntura. Oltre il minuto la stasi fa uscire acqua e piccole molecole dal vaso e concentra proteine, cellule e fattori della coagulazione. Il laccio va rilasciato appena il sangue entra nella prima provetta.

Si può prelevare dal braccio con la flebo o dal catetere venoso?

No. Il braccio con infusione in corso o con un catetere periferico già in sede va evitato, perché il campione può essere diluito o contaminato dai liquidi infusi. EFLM-COLABIOCLI sconsiglia anche il prelievo da catetere, che aumenta il rischio di emolisi. Si sceglie il braccio controlaterale.

Quante volte vanno capovolte le provette dopo il prelievo?

Una volta subito dopo averla tolta dall'holder, poi tutte insieme almeno altre 4 volte a fine prelievo, secondo EFLM-COLABIOCLI. I produttori indicano di solito da 5 a 10 inversioni a seconda della provetta. Le provette vanno capovolte con delicatezza, mai agitate.

Quanto bisogna comprimere dopo il prelievo?

Con una pressione leggera fino all'arresto del sanguinamento: in genere fino a 2 minuti, fino a 10 minuti nel paziente in terapia anticoagulante. Il braccio non va piegato, perché favorisce l'ematoma. Il paziente dovrebbe riposare 5 minuti prima di alzarsi.

Procedure correlate

Bibliografia

  1. 1Simundic AM, Bölenius K, Cadamuro J, et al. Joint EFLM-COLABIOCLI Recommendation for venous blood sampling. Clin Chem Lab Med. 2018;56(12):2015-2038. PMID 30004902. https://doi.org/10.1515/cclm-2018-0602
  2. 2Garcia-Castrillo L, Cadamuro J, Dodt C, et al. Recommendations for blood sampling in emergency departments from EUSEM, EuSEN and EFLM WG-PRE. Executive summary. Clin Chem Lab Med. 2024;62(8):1538-1547. PMID 38581294. https://doi.org/10.1515/cclm-2024-0059
  3. 3Kanjee Z, Lippi G, Freed JA. Laboratory artifacts in clinical medicine: a review. Mayo Clin Proc. 2026;101(10):1818-1836. PMID 42134749. https://doi.org/10.1016/j.mayocp.2026.04.009
  4. 4Kurasawa S, Miyamoto K, Kondo A, Ito T. Consistent pseudohyperkalemia due to handgrip with a discrepancy between the serum and whole blood potassium levels. Intern Med. 2026. PMID 42309684. https://doi.org/10.2169/internalmedicine.7294-26
  5. 5Simundic AM, Baird G, Cadamuro J, Costelloe SJ, Lippi G. Managing hemolyzed samples in clinical laboratories. Crit Rev Clin Lab Sci. 2020;57(1):1-21. PMID 31603708. https://doi.org/10.1080/10408363.2019.1664391
  6. 6Decreto Legislativo 19 febbraio 2014, n. 19. Attuazione della direttiva 2010/32/UE in materia di prevenzione delle ferite da taglio e da punta nel settore ospedaliero e sanitario. Gazzetta Ufficiale n. 57 del 10 marzo 2014. https://www.certifico.com/sicurezza-lavoro/legislazione-sicurezza/decreti-sicurezza-lavoro/decreto-legislativo-19-febbraio-2014-n-19
  7. 7Gorski LA. Update: the 2024 Infusion Therapy Standards of Practice. Home Healthcare Now. 2024;42(4). https://doi.org/10.1097/NHH.0000000000001270
  8. 8Thompson J, Steinheiser MM, Hotchkiss JB, et al. Standards of care for peripheral intravenous catheters: evidence-based expert consensus. J Assoc Vasc Access. 2024;29(3):15-26. https://doi.org/10.2309/java-d-24-00011
  9. 9World Health Organization. WHO guidelines on hand hygiene in health care (ISBN 9789241597906) e poster «How to handrub?». WHO; 2009. https://www.who.int/publications/i/item/9789241597906
  10. 10Greiner Bio-One. Blood collection tube educational poster: order of draw (CLSI GP41). Greiner Bio-One North America. https://www.gbo.com/fileadmin/media/USA/02_Downloads_Preanalytics/TECHNICAL_Posters_Info/L2243001RN_Blood_Collection_Tube_Educational_Poster.pdf
  11. 11World Health Organization. Guidelines for HIV post-exposure prophylaxis (ISBN 9789240095137). WHO; luglio 2024. https://www.who.int/publications/i/item/9789240095137
  12. 12Ialongo C, Bernardini S. Phlebotomy, a bridge between laboratory and patient. Biochem Med (Zagreb). 2016;26(1):17-33. PMID 26981016. https://doi.org/10.11613/BM.2016.002

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